E’ stata una scelta veramente felice, quella del tema 2026 di Taobuk: la parola “Fiducia” è stata un inno alla speranza, che è arrivato dritto al cuore di chiunque si sia trovato in questi cinque giorni a Taormina, tra strade, piazze e luoghi identitari, in cui il concept campeggiava in rosso, a caratteri cubitali. Anche una semplice passeggiata sul Corso, o la partecipazione a uno degli innumerevoli eventi in programma ha lasciato qualcosa. Qualcosa di bello. Un valore su cui riflettere, da cui trarre coraggio nell’affrontare la quotidianità, anche grazie ai ragionamenti lucidi e appassionati che attorno a questo tema sono stati condotti da alcune tra le voci più prestigiose del panorama intellettuale internazionale.E averle presenti a Taormina – anche arrivate davvero da lontano - poterle ascoltare direttamente, è stato un dono preziosissimo nella sua semplicità, in un tempo in cui parlarsi è diventato un privilegio, in cui le distanze digitali sfumano il valore delle relazioni e alterano il concetto stesso di “verità”.Un tema dunque particolarmente sentito, condiviso, che ha scandito un’edizione tra le più intense e partecipate, anche da tantissimi giovani, fra cui studenti e studentesse delle scuole e delle Università di Messina e Catania. Taormina è stata per cinque giorni al centro del dibattito e ha richiamato un pubblico attento, attratto dalla cultura che non è solo dissertazione, ma diventa strumento di consapevolezza e partecipazione. Per un impegno civile che parte da un libro e si esplica in ogni gesto di una quotidianità che si vuole più giusta, etica, democratica, “umana”.“Ci sono parole che raccontano un tempo storico e parole che ne interpretano il bisogno più profondo. Fiducia è stata entrambe le cose per la XVI edizione di Taobuk».Antonella Ferrara, presidente e direttrice artistica della kermesse che ha ideato nel 2010, traccia un bilancio di questa edizione che ha portato a Taormina 300 ospiti da 20 Paesi, durante cinque giorni di serrato confronto e dialogo multidisciplinare, in un festival diffuso che ha raccontato i molteplici significati della parola “Fiducia”, in un ricco programma tra letteratura, cinema, musica, danza, arti visive, geopolitica e scienza. E sono state già lanciate le nuove date: Taobuk tornerà dal 17 al 21 giugno 2027 a Taormina per la sua XVII edizione: nei prossimi mesi sarà annunciato il nuovo concept.Un’idea nata 16 anni fa, e oggi consolidatasi sempre più, fino a divenire un importante ecosistema culturale, una kermesse dall’identità precisa, capace di generare impatto, dibattito che continua, e di offrire strumenti di lettura del presente ad un territorio affamato di stimoli, mettendo a confronto sguardi diversi e ottenendo riscontri sempre più importanti nell’economia delle presenze. Tra Palazzo Corvaja, Palazzo Duchi di Santo Stefano, con la BPER Agorà e la mostra di Jan Calogero, la piazza IX Aprile, e la serata di gala al teatro antico anche quest’anno stracolmo, il programma è stato diversificato e scandito da approfondimenti, spazi, sguardi, linguaggi diversi.A Palazzo Corvaja, in particolare, rimane visitabile l’allestimento temporaneo con due opere di Anish Kapoor. Superfici rosse che sembrano respirare, e trattenere tutto: materia, ferita, memoria, attrazione. La mostra, curata da Arturo Galansino, con l’esposizione delle due tele inedite, resterà visitabile fino al 30 giugno (tutti i giorni, ore 10/13 e 16/20). Kapoor ha spiegato la fiducia attraverso una delle strade meno rassicuranti possibili: l’arte che non consola, che non spiega, che costringe a restare davanti a ciò che non si lascia comprendere al primo sguardo.Ferrara: la fiducia per immaginare il futuro«In un presente segnato da guerre, trasformazioni tecnologiche e nuove fragilità collettive, il festival ha scelto di interrogare proprio quel sentimento da cui dipende la possibilità di immaginare il futuro. - afferma - La risposta arrivata da Taormina ha confermato la necessità di questa scelta. Esattamente com’era accaduto negli anni scorsi con concept come libertà, verità, identità, confini. Sedici anni dopo la sua nascita, Taobuk continua dunque a misurarsi con le domande che attraversano la società contemporanea, che si riflettono anche - ma non solo - nelle tensioni del Mediterraneo».«Le reazioni raccolte nei cinque giorni della manifestazione - continua - hanno restituito ancora una volta il ritratto di una comunità globale alla ricerca di orientamento. Da qui prende forma quella che, partendo da un confronto plurale, negli anni è diventata, senza retorica, la missione civile di Taobuk. Da molte voci libere, la kermesse costruisce un coro condiviso: una coscienza critica maturata nel tempo attraverso la successione e la coerenza dei temi via via affrontati, e che rafforza la capacità del festival di ritagliarsi uno spazio sempre più autorevole nel dibattito culturale internazionale».Ogni edizione, ribadisce Ferrara, nasce dall’osservazione e ogni tema si rivela, puntualmente, pervasivo. Così per Taobuk 2026. Hannah Arendt scriveva che senza fiducia il mondo diventerebbe “inferno”. È una riflessione che ha animato l’intero programma, trasformando Taormina in una grande agorà contemporanea». La partecipazione del pubblico «ha dato la misura di questa esigenza di confronto. L’affluenza ha superato in più occasioni la capienza degli spazi disponibili, accrescendo il desiderio di condividere idee».Il 2026 segna anche un’importante crescita sul piano internazionale: l’ingresso nella Global Association of Literary Festivals e la collaborazione avviata con la Emirates Literature Foundation. «Il bilancio di questa sedicesima edizione - conclude Ferrara - è dunque motivo di soddisfazione e orgoglio. Non solo per i risultati raggiunti, ma per la qualità delle idee emerse e per la capacità di Taobuk di continuare a essere un luogo di elaborazione collettiva. In un’epoca attraversata da forti polarizzazioni, la fiducia si è rivelata non un gesto di ingenuità, ma una scelta consapevole e matura. Forse il lascito più autentico di questa edizione è proprio qui: aver ricordato che la cultura non si limita a leggere il mondo, ma contribuisce a costruirlo».