Presenza e occasioni di confronto: per costruire fiducia nella parola scritta, e in chi spende il proprio impegno professionale nel veicolarla. Ecco cosa esige il tempo della distanza virtuale, della tecnologia agentica e di una dilagante post-verità, che fa aleggiare diffidenza e dubbi.In uno degli incontri più articolati e ricchi di voci dell’intero festival Taobuk, si sono concentrati gli sguardi rivolti da angolature diverse ad un unico universo: quello dell’editoria e del giornalismo, che al festival trova puntualmente uno spazio privilegiato di sintesi.Il tema portante quest’anno, legandosi al claim del festival, è stato quello della “Fiducia che unisce - Festival, territori e comunità”. Nei saloni del San Domenico si sono confrontati Fabio Del Giudice, direttore generale dell’Associazione Italiana Editori; Stefano Mauri, presidente di GeMS Gruppo Editoriale Mauri Spagnol; Lino Morgante, presidente e direttore editoriale di Società Editrice Sud Gazzetta del Sud Giornale di Sicilia; l’editore Giulio Perrone; Nino Rizzo Nervo, presidente del Comitato scientifico di Taobuk e direttore della Gazzetta del Sud; Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Chiazzese; Gaetano Savatteri, giornalista e direttore del festival “Una Marina di libri”; Silvio Viale, presidente dell’Associazione “Torino la città del Libro” (proprietaria dal 2019 del marchio del Salone del Libro) e ceo della società che organizza dal punto di vista tecnico e commerciale l’evento clou del panorama librario italiano.Con la moderazione di Stefano Salis de Il Sole 24 Ore, dopo i saluti della presidente di Taobuk Antonella Ferrara - che annualmente sceglie di dedicare al tema un approfondimento di rilievo nell’articolato programma, declinato secondo il concept della kermesse - è stato condotto un ampio e proficuo giro d’orizzonte su alcuni tra i più importanti appuntamenti culturali italiani, mettendo a confronto esperienze e punti di vista.Viale ha rievocato l’imponente impegno organizzativo e riorganizzativo degli ultimi anni (il passaggio del marchio è avvenuto poco prima della pandemia) ribadendo la reale capacità di eventi di ampio respiro come il Salone del Libro di Torino di consolidare la fiducia del pubblico proprio grazie all’esserci, alla presenza.Gli ha fatto eco Del Giudice che, in riferimento all’esperienza di Più Libri più Liberi (la fiera nazionale della piccola e media editoria, in programma nella XXV edizione a dicembre a Roma) ne ha sottolineato il valore in termini di occasioni d’incontro, riconosciuto anche dalle amministrazioni locali.Mauri, presidente del secondo gruppo editoriale librario italiano con oltre 20 storiche case editrici (tra cui Garzanti, Longanesi, Salani, Guanda) ha evidenziato la capacità attrattiva dei festival sulle località che li ospitano, integrando momenti insostituibili per fare conoscere direttamente chi scrive e chi legge. Ha poi rilevato come per gli editori i margini siano molto ridotti, ma ha soprattutto voluto porre l’accento sul valore del libro come “oasi di fiducia”, come “atto di responsabilità e di approfondimento, prima della pubblicazione”, al tempo delle fake e dei libri scritti interamente, dalla sera alla mattina, con l’IA.Perrone ha espresso il punto di vista delle piccole case editrici, che grazie agli eventi fieristici riescono non solo a vivere più da vicino le dinamiche del proprio settore, ma anche a incontrare un pubblico ampio, con la possibilità di mostrare le proprie specificità, contro ogni rischio di standardizzazione. Savatteri, raccontando l’esperienza di “Una Marina di Libri”, festival che a Palermo riunisce l’editoria indipendente, ha sottolineato lo sforzo di ciascuna azienda editoriale, che investe per essere presente proprio lì dove sa che può consolidare la fiducia del proprio pubblico.Bonsignore ha delineato i programmi della “Fondazione per l’Arte e le Cultura Lauro Chiazzese”, storico ente culturale siciliano istituito nel 1954 a Palermo dalla Cassa di Risparmio, e ha sottolineato la necessità che manifestazioni come le rassegne letterarie si impegnino a guadagnare la fiducia di chi è più lontano dagli ambienti culturali.Un tema forte, ripreso dal direttore Rizzo Nervo, che ha plaudito alla varietà di manifestazioni diffuse sul territorio nazionale, frequentate da un pubblico qualificato e già interessato. Ma secondo il presidente del comitato scientifico di Taobuk, c’è una ferita profonda, un divario sociale da colmare intercettando chi non legge libri o giornali e segue meno la vita intellettuale del Paese. Ragionamento cui si è riagganciato, in conclusione, anche Morgante, che ha tratteggiato il valore universale del tema scelto per il festival, la fiducia capace di ispirare una riflessione globale. Nel mondo dell’informazione, in particolare, il nodo della fiducia è centrale ed è ciò che guida il pubblico nella scelta delle diverse testate. Una fiducia che non dipende dal progresso tecnologico, come dimostrano i milioni di lettori dei quotidiani giapponesi, e che – ha ribadito il presidente di Ses facendo riferimento alla strutturata esperienza di media literacy portata avanti dal Gruppo con le sue testate tra Sicilia e Calabria - va riconquistata partendo dai giovani, dalle scuole e dalle Università, ambienti strategici per stimolare il piacere della lettura e per formare un pubblico in crescita, orientandolo verso il giornalismo di qualità e verso il pensiero critico.
Editoria e “fiducia” nella parola scritta: riavvicinare il pubblico alla lettura, partendo dai festival e dalle scuole
Tra libri e giornali, uno dei panel più ricchi di voci diverse e autorevoli a Taobuk, sul futuro di un comparto che al tempo dell’IA punta su presenza, responsabilità e autenticità







