Nel dibattito sulle frasi di Michele Mari sull’aspetto di Michela Murgia sul van che trasportava i finalisti del Premio Strega, si sono manifestate due posizioni: il moralismo estetico per cui le affermazioni di Mari rendono inaccettabile la sua opera e l’autonomismo di chi dice che non esiste alcuna relazione tra autore ed opera. Nessuna delle due è centrata Nell’accesa discussione su quanto accaduto nel pulmino dello Strega (i giudizi poco lusinghieri di Michele Mari sull’aspetto di Michela Murgia) finora si sono manifestate due posizioni, entrambe estreme. Un estremo è il moralismo estetico secondo cui il sessismo delle affermazioni di Mari renderebbe inaccettabile la sua opera. Da qui a pretendere l’esclusione dallo Strega il passo sarebbe stato breve. Fortunatamente, questo passo non è stato fatto, né dalla Fondazione Bellonci, né da chi ha difePer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Gianfranco PellegrinofilosofoProfessore ordinario di filosofia politica alla LUISS Guido Carli. Si occupa di storia dell’etica e filosofia politica contemporanea.
Tra gli autori e le loro opere c’è distanza, non distacco
Nel dibattito sulle frasi di Michele Mari sull’aspetto di Michela Murgia sul van che trasportava i finalisti del Premio Strega, si sono manifestate due posizioni: il moralismo estetico per cui le affermazioni di Mari rendono inaccettabile la sua opera e l’autonomismo di chi dice che non esiste alcuna relazione tra autore ed opera. Nessuna delle due è centrata










