Due sodalizi criminali autonomi costituiti da titolari e dipendenti di numerose aziende cartiere dedite all’illecita sottrazione di ingenti quantitativi di carburante dall’applicazione delle accise ordinarie causando grave ammanco alla casse dello Stato. Aziende di fatto inesistenti, affidate a familiari e utilizzate per l’acquisto di carburante agricolo a prezzi agevolati, poi rivenduto a terzi. Un sistema ben collaudato è quello descritto nelle carte del decreto di sequestro preventivo vergato dal gip del Tribunale di Crotone Assunta Palumbo su richiesta della Procura coordinata dal procuratore capo Domenico Guarascio che conta 29 indagati (LEGGI).
Il modus operandi
Al vertice di uno dei due gruppi Filippo Pizzimenti, 72enne operante su Isola, definito, capo organizzatore del sodalizio, che con la complicità di figli e parenti, avrebbe avuto la disponibilità di terreni su cui costruire serre da riscaldare, macchine riscaldanti ed elevate competenze agricole. Lui avrebbe potuto contare sui figli Giuseppe e Giovanni Pizzimenti, sul nipote suo omonimo, sulla moglie Antonella Riillo, sulle nuore Daniela Nicastro e Maria Teresa Morelli e sui dipendenti Felice Astorino e Salvatore Nicastro, per l’intestazione di imprese fittizie, coordinando tanto la presentazione delle richieste di assegnazione di gasolio agricolo, quanto la successiva prenotazione dello stesso nei distributori e la relativa ricezione. Giuseppe Pizzimenti dirigente e organizzatore dell’associazione, titolare di una ditta individuale su Isola, longa manus del padre Filippo, avrebbe coordinato tutte le decisioni, in un rapporto di piena fungibilità di interessi, gestendo in prima persona le aziende formalmente intestate ai partecipi dell’associazione.












