È di 29 persone e 25 soggetti economici coinvolti e di un sequestro preventivo di oltre 8 milioni di euro il bilancio di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, è stata eseguita a seguito di un’indagine che ha portato alla scoperta di un’associazione per delinquere finalizzata alla sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Le indagini e il sequestro milionario

Stando alle informazioni pubblicate sul sito della Guardia di Finanza, il provvedimento di sequestro preventivo, disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, ha riguardato disponibilità finanziarie, beni immobili e mobili per un valore complessivo di 8.139.265,34 euro. I beni sono risultati riconducibili a 25 soggetti economici – tra cui aziende agricole e depositi di carburanti – e 29 persone fisiche coinvolte, a vario titolo, nei reati contestati.Il modus operandi: frode sulle accise e fatture false

L’indagine, avviata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e scaturita da una preliminare analisi dell’Ufficio Antifrode Regionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha permesso di ricostruire un articolato sistema illecito. Le aziende agricole coinvolte avrebbero presentato documentazione falsa ad ARCEA (Agenzia della Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura), attestando un fittizio esercizio di attività agricole a grande consumo di carburante, in particolare per serre. In questo modo, avrebbero ottenuto gasolio agricolo a condizioni agevolate, sia per quanto riguarda l’accisa che l’IVA.Il carburante così ottenuto sarebbe stato poi commercializzato in nero, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, a soggetti non aventi diritto, come autotrasportatori e imprese di movimento terra. L’attività illecita avrebbe avuto ramificazioni non solo nel crotonese, ma anche in altre province della Calabria, in Veneto e persino in Germania.Le accuse e i reati contestati