La cosa più memorabile di questa Milano Fashion Week maschile appena conclusasi è stata, senza ombra di dubbio, il caldo. Un caldo torrido, asfissiante, che ha piegato persino le ferree regole dell’estetica meneghina, trasformando d’incanto il ventaglio nell’accessorio più cool e necessario, il vero gadget salvavita agli ingressi dei défilé. È stata la settimana in cui, forse per la prima volta nella storia degli eventi mondani, non abbiamo mai visto rifiutare calici di champagne o spritz in cambio di una semplice, provvidenziale bottiglietta d’acqua ghiacciata.
Questo clima implacabile ha restituito l’immagine di una Milano deserta e quasi surreale. Gli appuntamenti del weekend, in particolar modo le presentazioni statiche, hanno registrato un’affluenza ridotta ai minimi storici: l’afa ha scoraggiato addetti ai lavori, giornalisti e top client. Chi non era mosso da motivazioni lavorative inscalfibili ha preferito fuggire altrove, abbandonando l’asfalto rovente del quadrilatero per cercare frescura e refrigerio nelle località di mare o montagna. Gli unici determinati a sfidare il sole rovente sono stati i giovanissimi fan delle star coreane, idoli del K-Pop spesso sconosciuti ai più ma capaci di generare un magnetismo impressionante. Centinaia di ragazzine e ragazzini urlanti hanno sfidato domenica l’afa per ore, agitando cartelli colorati e gioiosi solo per salutare Han, rapper sudcoreano, star globale e nuovo ambassador di Tod’s, considerato tra gli artisti più influenti della sua generazione, e prima ancora Jaehyun da Prada. Una fuga collettiva verso orizzonti più freschi che ha dominato anche la narrazione creativa delle passerelle, riportando prepotentemente in auge quel concetto tanto caro al nostro immaginario sociologico: la villeggiatura.













