Partiti, istituzioni, sponsor: per anni il conflitto interno al movimento lgbtqia+ si è alimentato intorno a questi temi. Oggi la linea di frattura sembra essersi spostata altrove: sul rapporto con le nuove destre, sulla nascita di soggettività lgbtqia+ che rivendicano apertamente una collocazione politica conservatrice e idee profondamente diverse su cosa debba essere un Pride. È in questo scenario che s’inserisce la divisione a Napoli tra il Pride ufficiale e Arrevutamm Pride, una contrapposizione che investe temi come la guerra a Gaza, il rainbowashing, la rappresentanza della comunità e il ruolo dei Gay Conservatori & Liberali nel dibattito.

Da una parte si rivendica un Pride aperto a sensibilità politiche diverse, dall’altra si ritiene che alcune posizioni siano incompatibili con la storia stessa delle lotte transfemministe, antirazziste e a sostegno della Palestina, così come la reale rappresentatività del comitato ad oggi. «Ma quale unità con gli oppressori?», scrivono le attiviste e gli attivisti di Arrevutamm Pride, aprendo una questione che interroga molti movimenti lgbtqia+ in Europa e negli Stati Uniti: il rapporto tra diritti civili, conservatorismo e nuove destre.

Il mondo arretra sui diritti. E noi non ci accontentiamo di una giornata di festa