| 23 Giugno 2026 13:02 |

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(Adnkronos) – “Oggi la gestione della fauna selvatica può contare su strumenti moderni, fondati su dati, competenze scientifiche, pianificazione, controlli e responsabilità istituzionale e in questo senso la riforma non vuole cancellare le tutele ma aggiornare regole nate oltre trent’anni fa, in un contesto territoriale, faunistico e amministrativo profondamente diverso da quello attuale. Nelle ultime settimane il confronto su un tema complesso come la gestione della fauna selvatica è stato spesso attraversato da ricostruzioni non corrispondenti al testo del provvedimento. Si è parlato di caccia nei parchi, nelle città, sulle spiagge, di cancellazione del ruolo di Ispra, di rischio per le specie protette, di liberalizzazione generalizzata dell’attività venatoria. Sono affermazioni false o gravemente fuorvianti”. Lo ha detto Maurizio Zipponi presidente del Comitato Nazionale Caccia e Natura in merito al Disegno di Legge di modifica della Legge 157/1992 che è in riesame al Senato.

Una delle accuse più ricorrenti è che la riforma permetterebbe l’inizio della caccia in spiaggia, Zipponi ha spiegato che “è falso. Teoricamente, nel nostro Paese la caccia lungo le coste, spiagge comprese, è già possibile durante la stagione venatoria, secondo le regole vigenti e non per effetto delle modifiche oggi in discussione. Sono le Regioni, attraverso i piani faunistico-venatori e la normativa regionale, a stabilire limiti, regolamenti e aree effettivamente cacciabili. Va detto con chiarezza: nessun cacciatore potrà mai circolare sulle spiagge durante la stagione balneare. Parlare di caccia sulle spiagge come conseguenza diretta del Ddl significa alimentare un allarme che non trova riscontro nel testo. La pianificazione del territorio – ha spiegato Zipponi – resta di competenza regionale, nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge nazionale. L’eventuale aggiornamento di aree e mappe non equivale a cancellare le tutele, ma a rendere la pianificazione più aderente alla realtà ecologica attuale. La fauna, gli habitat, l’uso del territorio e le pressioni sulle attività agricole sono cambiati in modo significativo negli ultimi decenni. Governare questi cambiamenti richiede strumenti aggiornati, non slogan”.