ROVIGO - Duemila persone. Forse anche qualcosa di più. Una folla che Rovigo non era abituata a vedere. Un fiume arcobaleno che per un pomeriggio ha colorato la città e che, comunque la si pensi, ha scritto una pagina destinata a restare. Per trovare una manifestazione di queste dimensioni bisogna tornare ai tempi della battaglia contro la riconversione a carbone della centrale di Polesine Camerini, quando ad Adria si superò di poco il migliaio di persone. Stavolta, invece, il colpo d'occhio è stato impressionante.

LA PARTENZA Alle 16, in piazzale Cervi, già si fatica a camminare nonostante un caldo terrificante. Ci sono bambini con le guance colorate d'arcobaleno, mamme e papà con i passeggini, gruppi di adolescenti, ragazzi arrivati da tutto il Veneto e anche da fuori regione, nonni e famiglie intere. Qualche personaggio dall'abbigliamento eccentrico e un po' succinto? Sì c'è. Ma nella folla anche tanti che al Pride non erano mai stati. E soprattutto tanta curiosità. Le bandiere rainbow spuntano ovunque: chi la sventola camminando, chi andando in bici. La musica parte dal "carro" che apre la manifestazione, il corteo si mette in movimento e in pochi minuti il cliché di una Rovigo fredda e sonnolenta si dissolve.Pride, Vladimir Luxuria guida il corteo: la sfilata per le strade del centro. Superate le 1000 presenze VIDEO LA POLEMICA In testa c'è Vladimir Luxuria. Selfie, abbracci, applausi. Ma anche parole pesanti, rivolte al sindaco Valeria Cittadin dopo le polemiche degli ultimi giorni. «La sindaca dovrebbe ringraziare. Portiamo colori, giovani, divertimento. Cara, fatti una vita, sei troppo triste. Il Pride è gioia contro quella malinconia e quel senso di vergogna che molti gay, lesbiche e trans ancora vivono, soprattutto nelle realtà di provincia. È una manifestazione che dà allegria a tutti, non solo ai gay». E ancora: «Facendo così, sindaca, impoverisce la sua città, perché spinge i ragazzi omosessuali ad andarsene perchè non si sentono rappresentanti da lei. E quindi oggi mi auto-eleggo sindaco di Rovigo, perché sono io a rappresentare questa città con una fascia rainbow. E poi stia attenta a quello che dice: non si può dire "purtroppo c'è la democrazia". C'è chi è morto per darci la libertà. Non lo starà mica rimpiangendo vero quel periodo brutto brutto con le camice nere, l'unico colore che poteva sfilare?».Quando il corteo arriva sotto l'abitazione della prima cittadina succede forse la scena più surreale della giornata. Nessun insulto. Nessun coro ostile. Parte "Serenata rap" di Jovanotti coi manifestanti che cantano rivolti verso le finestre. Una serenata ironica che strappa sorrisi e telefonini alzati. L'unico momento di tensione si consuma poco dopo. Tre ragazze con bandiere italiane e richiami alle posizioni del generale Roberto Vannacci contestano la manifestazione, sostenendo che quello fosse l'unico vessillo degno di essere sventolato. Qualche fischio, poi l'intervento delle forze dell'ordine che le accompagnano lontano dal corteo. I PARTECIPANTI Intanto il serpentone continua a crescere. Decine di associazioni, Arcigay-Politropia in primis, la Cgil impegnata anche nel servizio d'ordine, tanti esponenti politici. In mezzo alla folla c'è anche il pastore battista Nicola Laricchio con la moglie. «Partecipo al Pride di Rovigo come cittadino e come pastore battista per esprimere il mio sostegno alla comunità Lgbtqia+ e a tutte le persone che ancora oggi subiscono discriminazioni. La mia fede cristiana mi ha insegnato che ogni essere umano è degno di rispetto e che l'amore per il prossimo non può essere separato dalla difesa della sua dignità». Presenti anche gli esponenti del Pd. «A chi ha lavorato per ostacolare una manifestazione pacifica, colorata e legittima abbiamo risposto in migliaia con sorrisi, musica e la forza dei diritti», hanno dichiarato Matteo Favero, Diego Crivellari e Nadia Romeo.Il passaggio in piazza Matteotti, che il Comune non aveva concesso come sede finale della manifestazione, diventa una tappa simbolica. Poi l'arrivo in piazza Tien An Men. Il sole comincia a calare, ma nessuno ha voglia di andarsene. Alle 23 la musica si è spenta e le bandiere hanno iniziato a venir arrotolate. Ma quel fiume arcobaleno che per ore aveva attraversato Rovigo aveva già lasciato il segno. Perché al di là delle polemiche, dei cartelli e delle divisioni, una cosa è certa: la città non aveva mai visto duemila persone sfilare insieme.