Mentre il Senato prosegue l’esame del disegno di legge 1552, la proposta di riforma della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e il prelievo venatorio, il Centro italiano per la riqualificazione fluviale (Cirf) richiama l’attenzione sul rischio che le modifiche in discussione indeboliscano la protezione delle zone umide.
Pianure alluvionali, foci fluviali, lagune costiere, laghi, stagni e paludi rappresentano ecosistemi di grande rilevanza per il Paese. Ospitano attività economiche tradizionali, custodiscono una quota importante della biodiversità nazionale, contribuiscono alla regolazione del ciclo dell’acqua e svolgono una funzione essenziale nell’adattamento ai cambiamenti climatici. Non a caso, la loro tutela è al centro di impegni internazionali e normative europee.
Eppure, negli ultimi cinquant’anni l’estensione delle zone umide è diminuita profondamente in tutta Europa e oltre l’80% degli habitat valutati ai sensi della Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazione non soddisfacente. Un quadro che trova riscontro anche in Italia, dove la maggior parte degli habitat e delle specie legate agli ambienti umidi versa in condizioni particolarmente critiche.
Per il Cirf, proprio questa situazione dovrebbe spingere le politiche nazionali verso una tutela rigorosa e, dove possibile, verso il ripristino degli ecosistemi degradati. È la direzione indicata dal Regolamento europeo sul ripristino della natura, ma anche da strumenti già adottati dal Governo come la Strategia nazionale per la biodiversità 2030 e il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.












