Parole pesantissime del conduttore di Caterpillar contro la Rai. Nonostante la smentita dell’azienda su una chiusura dello storico programma radiofonico, Cirri si dice convinto che la strategia sia quella di “far passare tempo per poi fare una proposta inaccettabile per metterci da parte”.
"Il futuro è un’incognita", dice Massimo Cirri riferendosi a Caterpillar, lo storico programma radiofonico della Rai al centro del dibattito da giorni, dopo che l'ideatore e conduttore ha lasciato intendere in un lungo post sui social che c'è il rischio serio di una chiusura della trasmissione dopo quasi 30 anni di messa in onda.
L'intervista a Massimo Cirri Sebbene la Rai abbia categoricamente smentito la notizia nelle ore successive alle dichiarazioni pubbliche di Cirri, è lui stesso a ribadire il concetto in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui motiva la sua uscita sui social e spiega il clima: "Dai vertici Rai non c’è stata alcuna convocazione. Quindi l’idea che ci siamo fatti è che questa sia stata probabilmente l’ultima edizione, dopo che già ci hanno azzoppati". Cirri si riferisce allo spostamento di orario di Caterpillar dalla fascia 18-20 a quella 19.45-21: "A quell’ora la radio ha pochi ascoltatori, la gente cena, guarda i Tg. Mentre alle 18 le persone sono in auto". Ed ha aggiunto: "Ci hanno spostati e sostituiti con un programma di Belén Rodríguez – niente contro di lei, per carità – con caratteristiche molto diverse da noi, diciamo di intrattenimento commerciale, a mio giudizio, di basso profilo". La musica imposta dall'azienda e il caso del 25 aprile Cirri resta convinto, a dispetto della smentita Rai, che il futuro di Caterpillar sia a rischio: "Sara Zambotti (che conduce con lui il programma, ndr) si sta trasferendo a Radio 3 […] Il marchio Caterpillar è della Rai, magari affideranno il programma ad altri. A questo punto mi aspetto di tutto". Cirri denuncia l'intenzione dell'azienda di puntare a un risultato da radio commerciale, che impone "una musica bruttissima scelta da ufficio apposito", sottolineando che per il 25 aprile "hanno concesso di usare solo Viva l’Italia di De Gregori, come massimo di impegno, perché qualcosa di più esplicito e adatto alla giornata veniva percepito come “divisivo”".













