Avete presente la radio? È tipo i podcast, ma va in diretta – seppur oggi si recupera anche in differita. È simile a certa tv di parola, ma non la guardi indivanato, la ascolti facendo altro – al netto della recente trovata della “radiovisione”, fortunatamente già al tramonto. E poi, rispetto ai più giovani competitor, questa centenaria ha un superpotere: può interpellare ospiti e ascoltatori in tempo reale, coinvolgendoli via telefono. Cosa che la radio fa stabilmente da quasi sessant’anni, da quel 7 gennaio 1969 in cui, racconta Giorgio Simonelli nel suo saggio "La prima volta del telefono", le frequenze del Secondo Programma trasmisero la prima puntata di Chiamate Roma 3131. L’inedita convergenza tra media diversi si concretizzava, alle dieci del mattino, in due ore di diretta col pubblico, invitato a raccontare storie personali e chiedere consigli a esperti di vari settori. Un’idea partecipativa poi esplosa con le radio libere di fine anni Settanta, da Alice in giù (a proposito di podcast, su RaiPlay Sound c’è ne uno recente che ben ricostruisce quei tredici mesi bolognesi di rabbia, gioia e rivoluzione).

Ma quello della partecipazione telefonica resta un modello per tanti classici della radiofonia contemporanea, sia pubblica che privata: dall’intrattenimento del Ruggito del Coniglio e Deejay Chiama Italia, all’informazione del Filo diretto di Prima Pagina e Radio anch’io… fino alle “bestialità” di Zanzare e Zoo vari. Tutti a coinvolgere, sollecitare, aizzare il pubblico – che senza riflettori e telecamere può esprimersi più libero e rilassato che in tv.