"Dopo aver adottato la decisione di attribuire la responsabilità clinica alla Terapia intensiva neonatale di Rimini, ovvero quella di riferimento per la Romagna, abbiamo assunto tre colleghi che hanno manifestato la disponibilità e la volontà di prestare servizio a Ravenna in maniera continuativa". A dirlo è il direttore generale dell’Ausl Romagna Tiziano Carradori, dopo la polemica che ha coinvolto la Neonatologia e la Terapia intensiva neonatale negli ultimi giorni. Recentemente infatti l’Ausl ha comunicato a dirigenti, lavoratori e sindacati che la responsabilità clinico-organizzativa per i due reparti ravennati sarebbe passata nelle mani di Rimini, che è un centro di terzo livello (mentre Ravenna è di secondo): ovvero di eccellenza. Il motivo della scelta stava nelle difficoltà nel reperire personale: l’azienda sanitaria aveva proposto un contratto a tempo indeterminato a cinque medici in graduatoria e tutti avevano rifiutato. Da lì la decisione, accolta con preoccupazione dalla Uil Fp, che aveva già chiesto chiarimenti in merito all’Ausl.

"Dopo la decisione di attribuire la responsabilità clinica a Rimini siamo riusciti ad assumere anche quelli che prima rifiutavano – ha detto ieri Carradori –. Gli specialisti riconoscono il coordinamento clinico e questo ci ha consentto di garantire il servizio ai ravennati". Il direttore ha infatti spiegato che i tre medici non saranno di base a Rimini per intervenire a Ravenna in aiuto dei colleghi al bisogno, ma saranno fissi nel nostro ospedale: "Abbiamo fatto tombola. Il nostro intervento ci ha consegnato un risultato positivo per la nostra struttura e la popolazione. Non c’è nessun pericolo che la funzone venga disattivata perché non troviamo i medici, che era il nostro maggiore timore. Non potevamo continuare a fare ordini di servizio per coprire i turni, non dopo un anno: è una cosa a cui bisogna ricorrere in maniera eccezionale". Per quanto riguarda i servizi e la gestione dei parti più complessi, ha aggiunto che nulla cambia: "I bimbi molto piccoli e le gravidanze con i rischi più elevati venivano gestiti anche prima da Rimini".