ROVIGO - La sicurezza di donne e neonati affidata ormai al sacrificio delle ostetriche. È questo l'allarme lanciato dalla Fp Cgil Rovigo, che torna a denunciare la situazione dell’Ulss 5, dell'area ostetricia questa volta, e chiede chiarimenti urgenti sulle scelte organizzative dell'azienda sanitaria. Un quadro che, secondo il sindacato, era noto da mesi e che rischia ora di produrre conseguenze pesanti anche sul futuro del punto nascite di Adria, già al centro del dibattito dopo che a inizio giugno era emerso il rischio di chiusura del reparto.

LA SITUAZIONE «La situazione dell'area ostetrica ha ormai raggiunto livelli di assoluta gravità e non può più essere derubricata a semplice carenza di personale o a difficoltà imprevedibile», afferma il segretario della Fp Cgil, Riccardo Mantovan, che quantifica in cinque unità le ostetriche mancanti rispetto a un organico teorico di 24 professioniste. «L'attuale emergenza era nota da mesi ed è stata ripetutamente segnalata dalla nostra organizzazione sindacale senza riscontri. Nonostante questo, per quanto ci risulta, l'azienda non ha attivato con la necessaria tempestività tutti gli strumenti straordinari di reclutamento che avrebbero consentito di affrontare la situazione prima di arrivare a questo punto».«L'aggravamento della crisi organizzativa e l'aumento del rischio operativo ricadono oggi inevitabilmente sulle lavoratrici e sulle stesse donne affidate al servizio. Le ostetriche stanno garantendo la continuità assistenziale attraverso sacrifici che hanno ormai superato ogni limite ragionevolmente esigibile. Sono sottoposte da mesi a livelli di stress fisico e psicologico non più sostenibili, con un crescente timore di dover rispondere delle conseguenze di una situazione organizzativa che non hanno determinato e che continuano a subire». Mantovan sostiene che esistessero ed esistano strumenti in grado di accelerare il reclutamento. «In presenza di una situazione eccezionale era possibile attivare procedure dedicate e strumenti straordinari di assunzione. Sarebbe stato sufficiente procedere con avvisi a tempo determinato specifici, consentendo a giovani ostetriche di essere rapidamente reclutate. Si tratta di strumenti ordinariamente utilizzati in molte realtà sanitarie, compresa l'Ulss 5 che invece, in questa occasione, non lo ha fatto e continua a non farlo».Per il sindacato «la mancata attivazione di tutte le possibili misure disponibili aggrava inevitabilmente le responsabilità organizzative dell'azienda». E ancora: «Quando una criticità è conosciuta da mesi e viene ripetutamente segnalata, non è più possibile parlare di emergenza imprevedibile. Le conseguenze di una situazione lasciata progressivamente deteriorare non possono essere successivamente rappresentate come inevitabili né essere giustificate con la sola carenza di professionisti». FASE DELICATA L'allarme della Fp Cgil si inserisce in una fase già delicata per il punto nascite dell'ospedale Santa Maria Regina degli Angeli di Adria. A inizio mese è diventato di dominio pubblico il rischio di chiusura del reparto dopo che il Comitato Percorso Nascita nazionale ha negato la deroga al presidio, fermo a 227 parti nel 2025 e quindi ben al di sotto della soglia minima dei 500 parti annui. Sindaci, comitati e istituzioni hanno avviato una mobilitazione per cercare di salvare il servizio, ma secondo la carenza di personale potrebbe aggravare ulteriormente la situazione, rischiando di rendere vano il tentativo di mantenere attivo il reparto.«Sarebbe gravissimo se domani eventuali decisioni di ridimensionamento o sospensione dei servizi venissero motivate esclusivamente con una carenza di ostetriche che, proprio perché nota da tempo, avrebbe dovuto indurre l'azienda ad attivare con largo anticipo tutte le misure necessarie per evitarne le conseguenze. La sicurezza delle donne, dei neonati e delle stesse professioniste non può essere garantita esclusivamente attraverso il sacrificio personale delle ostetriche. Continuare a confidare soltanto sul loro senso del dovere significa trasformare la dedizione professionale in uno strumento ordinario di gestione delle carenze organizzative».