Dopo i giudici, anche i “medici rossi” avrebbero provato a mettere i bastoni tra le ruote a un esecutivo che, alle urne, non si riesce a battere. Per fortuna parliamo di una minoranza che nulla ha a che vedere con gli “eroi del Covid”. Quanto accaduto a Ravenna, però, deve farci riflettere. Nella cittadina romagnola, nell’ambito di un’indagine coordinata dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza, almeno sei professionisti indagati per delle vere e proprie visite “anti-rimpatrio”. Ipotizzato il reato di falsità ideologica commesso da pubblico ufficiale. Secondo quanto viene riportato in un articolo pubblicato dal Resto del Carlino, nel reparto di malattie infettive del locale nosocomio sarebbero stati rilasciati diversi certificati per bloccare i nulla osta per l’accompagnamento degli extracomunitari irregolari ai Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) e del conseguente volo aereo per i loro Paesi d’origine. Per i non esperti, non è possibile il rimpatrio dei migranti senza un documento formale che ne certifica lo stato di salute, la malattia o l’idoneità fisica. Ed è proprio rispetto a quest’aspetto, che i professionisti, secondo chi indaga, avrebbero presentato documenti in cui verrebbero segnalate patologie "incompatibili" con la detenzione amministrativa e, dunque, con il successivo passaggio aereo. Non è possibile, infatti, far partire l’iter, per cui negli ultimi mesi si sta battendo il governo, qualora s’intravedesse un possibile rischio contagio. Medesimo ragionamento vale per eventuali problematiche psicologiche e psichiatriche che potrebbero complicarsi o per quelle malattie croniche che portano a un’instabilità clinica.
Migranti, visite anti-rimpatrio: indagati sei medici all'ospedale di Ravenna
Dopo i giudici, anche i “medici rossi” avrebbero provato a mettere i bastoni tra le ruote a un esecutivo che, alle urne, non si riesce a b...












