Non bastassero i magistrati, ci si mettono i medici. Le loro decisioni pesano sulla grande domanda: perché gli immigrati irregolari non vengono rimpatriati? A Ravenna sei camici bianchi sono indagati per falso, e ci sono motivi per credere che questo sia solo il primo sguardo su un fenomeno molto più vasto. Altre sorprese potrebbero arrivare nei prossimi mesi. Il medico ha un ruolo cruciale, previsto dalla direttiva che regola i Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri: la “base” da cui far partire gli immigrati verso il Paese d’origine. Scritta nel maggio 2022 dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, la direttiva stabilisce che «lo straniero accede al Centro previa visita medica effettuata di norma dal medico della Asl o dell’azienda ospedaliera». Questa deve «accertare l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura». Vale per malattie infettive pericolose, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico-degenerative e altri casi.

Senza questa «certificazione di idoneità alla vita comunitaria ristretta» l’immigrato non può entrare nel centro né essere messo sul volo di rimpatrio. Una regola di civiltà, che però apre la porta ad abusi e violazioni. Ed è questa l’ipotesi su cui lavorano la procura e la squadra mobile di Ravenna, assieme al Servizio centrale operativo della Direzione anticrimine della Polizia. Sono stati perquisiti il reparto Malattie infettive dell’ospedale cittadino, oltre che le abitazioni, gli smartphone e le automobili degli indagati. L’attenzione si è concentrata soprattutto sugli scambi di messaggi, via chat ed email. Il reato ipotizzato è falsità ideologica in atti pubblici e continuata commessa da pubblico ufficiale (qualifica che i medici assumono in questi casi). Matteo Piantedosi parla di «sabotaggio e ostruzionismo nei confronti delle iniziative del governo». Quei medici, commenta, «pregiudizialmente, ideologicamente, facevano certificazioni delle quali si presume fossero false, per fare in modo che non fossero trasferite nei Cpr delle persone pericolose».