La sinistra insorge contro l’indagine della Procura di Ravenna che coinvolge sei medici accusati di aver emesso false certificazioni per evitare che alcuni immigrati finissero nei Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr) e da lì espulsi. Una vicenda dai contorni ancora non ben definiti e che non è escluso possa essere molto più ampia di quanto emerso finora. A prendere posizione a favore dei camici bianchi sono stati il governatore emiliano del Pd, Michele De Pascale, Avs e il sindaco dem Alessandro Barattoni. Il presidente della Regione, nonché ex primo cittadino del comune romagnolo, ha espresso «vicinanza» ai camici bianchi coinvolti. «L’unica cosa certa è che ci sono sei medici, innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una delle massime autorità del Paese» attacca De Pascale, riferendosi alle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini. Per il governatore del Pd il problema però è «ancora più complesso» perché la normativa scarica «sui medici delle Ausl» la responsabilità «di stabilire o meno l’idoneità all’invio al Cpr per malattie infettive o psichiatriche», in assenza di linee guida chiare a livello nazionale.