È un rituale che viaggia trasversalmente e che ogni anno acquista sempre nuovi ’adepti’. Parliamo dell’acqua di San Giovanni che si prepara raccogliendo fiori ed erbe spontanee da lasciare in infusione in acqua per tutta la notte e che, secondo la tradizione popolare, ha la capacità di portare fortuna, prosperità, allontanare le malattie e purificare la pelle. La data giusta per compiere questo rituale è questa sera al tramonto, proprio in concomitanza con il 24 giugno, festa di San Giovanni. Le erbe più classiche per preparare l’acqua sono l’iperico (detta anche erba di San Giovanni), lavanda e menta, rosmarino e salvia, ma in effetti si possono utilizzare anche altre erbe di campo come malva, rosa e camomilla. Dopo la raccolta – a piedi scalzi – si lasciano in ammollo tutta la notte e la mattina ci si lavano mani e viso. L’acqua che avanza, suggerisce ancora l’usanza, deve essere versata alle radici di una pianta o nell’orto, "come gesto di ringraziamento alla natura, oppure sul terreno del giardino". A Cesena si organizza proprio l’Antica fiera di San Giovanni, la festa dell’estate, che finisce domani sera e che ha come simboli l’aglio e la profumatissima lavanda, affiancati fin dagli inizi dell’800 dal celebre fischietto di zucchero rosso, di solito a forma di ochetta o di galletto: un dolce omaggio per la propria amata caratterizzato dal colore della passione.
Erbe di campo, lavanda e rose. Il rito dell’acqua di San Giovanni
I fiori vengono messi a mollo la sera e il mattino successivo si utilizza il preparato per lavare viso e mani













