Ci sono voluti tredici anni per aggiornare le regole europee che tutelano i diritti dei passeggeri aerei. La proposta della Commissione europea risale al 2013 e puntava a rivedere un impianto normativo fermo al 2004. Un accordo che introduce nuove tutele per chi vola, ma che racconta anche uno dei confronti politici più complessi degli ultimi anni a Bruxelles, tra chi chiedeva di rafforzare i diritti dei passeggeri e chi puntava a limitare l’impatto economico della riforma sulle compagnie aeree.

Per capire perché il negoziato sia stato così lungo bisogna tornare all’origine del dossier. A ricostruirne la lunga gestazione è Vivien Costanzo, eurodeputata tedesca del gruppo S&D e componente della delegazione negoziale del Parlamento europeo. «L’inizio di questa riforma risale a più di dieci anni fa. C’è stato un primo tentativo che non è andato a buon fine. Poi un secondo durante la pandemia, ma anche quello è fallito perché Parlamento e Consiglio non riuscivano a trovare un accordo. Solo lo scorso anno, con la presidenza polacca del Consiglio, il dossier è tornato sul tavolo».

Secondo Costanzo, proprio il rilancio del dossier da parte della presidenza polacca ha riaperto il confronto sui punti più controversi della riforma. Il Consiglio, ricostruisce l’eurodeputata, ha riportato in discussione una proposta che ampliava le cosiddette “circostanze eccezionali”, cioè i casi nei quali le compagnie aeree possono essere esonerate dal pagamento delle compensazioni. Una scelta che, secondo alcune associazioni tedesche dei consumatori citate dalla stessa Costanzo, avrebbe ridotto fino all’85 per cento i casi nei quali i passeggeri avrebbero avuto diritto a un indennizzo.