Carbonia. 23 giugno 2026 alle 00:20La difesa del marito-imputato al contrattacco contro Pinto, consulenti, vigili del fuoco e pm
È un vero e proprio colpo di scena quello emerso ieri mattina in Corte d’assise a Cagliari, in avvio dell’udienza del processo per la morte di Anna Maria Merola, l’infermiera 58enne che il 2 agosto 2017 perse la vita nell’incendio della sua casa di via Cristoforo Colombo, nel rione Medadeddu a Carbonia. Poco prima che la difesa di Giuseppe Demurtas, marito della donna accusato di omicidio, iniziasse a fare domande all’ex parlamentare Maria Gabriella Pinto, cugina della vittima e testimone d’accusa, l’avvocato dell’ex poliziotto ha annunciato che è stato presentato un esposto-denuncia, con ipotesi che vanno dalla tentata frode processuale alla rivelazione di segreto d’indagine, ma con anche ipotesi di omissioni che tirerebbero in ballo anche gli inquirenti.
La denuncia
«Ho il dovere di segnalare che il 12 maggio scorso», ha annunciato l’avvocato Agostinangelo Marras, è stato presentato un esposto-denuncia che riguarda fatti che potrebbero essere stati commessi da alcuni soggetti processuali». Spiegato in pochissime parole. Con le indagini ancora aperte, quando il pubblico ministero Paolo De Angelis aveva chiesto alcune proroghe delle intercettazioni al Gip, nelle richieste si legge che Maria Gabriella Pinto avrebbe sollecitato il consulente della famiglia (medico urologo, legato alla testimone) di recuperare dalla casa andata a fuoco, nel corso di un sopralluogo degli investigatori, un borsone (che poi si scoprirà contenere dei gioielli della stessa Pinto). Il borsone era rimasto al suo posto perché lo stesso pm se ne era accorto, ma per la difesa quell’annotazione avrebbe dovuto far scattare delle indagini. Non solo. Sempre stando alle richieste di proroghe, sembrerebbe che l’ex parlamentare fosse a conoscenza di quando è stata depositata la relazione dei Vigili del fuoco (una presunta violazione del segreto investigativo), ipotizzando collegamenti con il comandante dei pompieri che stava conducendo le indagini per conto della Procura («Rapporti quasi quotidiani», ha detto la difesa). Il pm De Angelis si è limitato a ribadire che tutti gli atti sono stati depositati e riportati nel fascicolo in totale trasparenza, rimarcando che le attività proposte dalla polizia giudiziaria sono state tutte autorizzate dal suo ufficio. Quando poi nel 2018 sono emersi timori di possibili interferenze sulle indagini, il pm stesso ha nominato un super-consulente da Roma che, poi, avrebbe scoperto la natura dolosa dell’incendio.






