Un casolare abbandonato, sul pavimento una grossa pietra e tracce di sangue. Nella stanza adiacente, un materassino tra i rifiuti. "Ci troviamo davanti a questi arredi. Spostiamo un compensato, il mio collega mette la torcia. Nota qualcosa. Impreca. Vediamo una mano e un ginocchio, un jeans di colore chiaro che potrebbe essere compatibile con quello di Martina".

Nell'aula della Corte di Assise, il brigadiere dei carabinieri Michele Carusone mostra le foto dei sopralluoghi e ripercorre il dramma del femminicidio di Martina Carbonaro, assassinata a maggio 2025 ad Afragola a soli 14 anni dall'ex fidanzato, Alessio Tucci.

Nel corso della lunga deposizione del teste, anche momenti di vita di Martina, i suoi messaggi, le discussioni con il fidanzato, la scelta di consultarsi talvolta anche con l'intelligenza Artificiale (ChatGpt) per avere consigli su come gestire il rapporto con Alessio. Ad esempio quando gli chiede: "ciao, Chat, perché ho paura di dare il cellulare al mio fidanzato?".

Dopo lo scambio di minacce e insulti tra le famiglie di vittima e imputato che avevano segnato la scorsa udienza, Tucci non è in aula, ma collegato in videoconferenza dal penitenziario di Secondigliano. Il clima non è rovente come allora, ma la tensione attraversa ancora, comprensibilmente, l'aula.