Sono stata allo stadio Palatino di Roma, ieri sera, insieme a più di milleduecento persone arrivate per assistere gratuitamente alla serata conclusiva del Festival Letterature. Il “Potere delle parole”, era il tema. Lo stadio Palatino è uno dei luoghi più belli del mondo. Ho visto Emmanuel Carrère, appartato, ascoltare le musica di Erica Mou che cantava senza strumento, voce sola, celestiale: la platea muta i pini secolari illuminati. Ho visto Kiran Desai, scrittrice indiana autrice del bellissimo La solitudine di Sonia e Sunny, leggetelo, chiedere agli altri ospiti i loro manoscritti per poterli rileggere con calma nel suo viaggio di ritorno. Ho ascoltato Manuel Vilas parlare di suo nonno con commozione, la storia di uno è la storia di tutti quando sai dare potere alla parola, Yuri Herrera dire di Messico e confini, degli oggetti che porta con se chi fugge, Veronica Raimo illuminare i volti del pubblico con parole affilate, esatte. C’erano Gaetano Bruno, Paolo Briguglia e Neri Marcorè che leggevano pagine memorabili, c’era Eva Giovannini che conduceva con grazia le danze e Chiara Pasqualini che fermava il racconto per immagini, foto che sono poemi. La bellezza, quando accade, trasforma. Le città, chi ci vive. Roma torna a risplendere, con il lavoro culturale di chi semina parole, condivisione, conoscenza. Come in tutta Italia, come ovunque, esserci coi corpi è un gesto di resistenza e di rinascita. È il più importante fatto politico che vedo: i luoghi sempre colmi di persone, la condivisione del pensiero. Una comunità. Grazie a chi lo rende possibile, con fermezza e col sorriso nonostante la fatica. All’assessore del Campidoglio Massimiliano Smeriglio, che dopo le celebrazioni del 25 aprile e la Lettura silenziosa di Baricco continua a disegnare il suo progetto, e a chi lavora con lui. Silvia Barbagallo, promotrice instancabile, con Anna Voltaggio, Zetema che organizza le cose, soprattutto grazie alle migliaia di persone che ci sono state e ci sono. Torna bella la vita, così.