A più di 2.000 chilometri dal confine ucraino la guerra si è fatta sentire lo stesso. Non in una base avanzata né in una città di frontiera, ma in Siberia occidentale, nella regione di Tjumén, uno dei nodi dell’energia russa. È qui che, secondo Kiev, è stata colpita la raffineria di Antipinsky, impianto petrolifero di peso situato nella periferia sud-orientale della città. Da un lato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivendicato un’azione condotta contro “infrastrutture di raffinazione del petrolio” nella regione di Tjumén, sottolineando che il bersaglio si trova a oltre 2.000 chilometri dal confine di Stato ucraino. Nel suo messaggio serale Zelensky ha collegato l’operazione alle capacità a lungo raggio sviluppate da Kiev e ha parlato dell’impiego di droni FP aggiornati capaci, a suo dire, di raggiungere anche i 3.000 chilometri.

Dall’altro lato, il governatore della regione, Aleksandr Moor, ha sostenuto che l’attacco sarebbe stato respinto e che, secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità locali, l’impianto non avrebbe riportato danni, pur con evacuazione del personale e intervento dei servizi di emergenza nell’area dove sarebbero caduti i detriti. Kiev rivendica il colpo e valuta i danni, Mosca sostiene di aver limitato o annullato l’impatto operativo.