Negli ultimi giorni la guerra ha fatto irruzione nel cuore energetico di Mosca con una serie di attacchi ucraini contro la raffineria di proprietà di GazpromNeft situato nel quartiere sud-est di Kapotnja. L’impianto è il principale fornitore di carburante per la regione di Mosca e gli attacchi del 16 e del 18 giugno hanno danneggiato unità decisive del ciclo di raffinazione, costringendo a interrompere le operazioni. Il primo raid ha colpito la principale unità di distillazione del greggio, indicata come AVT-6, che rappresenta circa il 53 per cento della capacità del sito; il secondo ha danneggiato la più moderna unità combinata Euro+, responsabile del restante 47 per cento. La portata dell’episodio va oltre il dato militare. A Mosca si sono visti incendi, colonne di fumo nero, voli cancellati o ritardati e restrizioni al traffico su diverse arterie principali della città. Il sindaco Sergei Sobyanin ha parlato di numerosi droni abbattuti, ma ha anche ammesso che alcuni ordigni sono riusciti a raggiungere il sito industriale. In parallelo, il ministero della Difesa russo ha sostenuto di aver intercettato centinaia di droni in varie regioni del Paese, segno di una pressione crescente sulle difese aeree russe. L’impressione, per i moscoviti, è stata quella di una città improvvisamente esposta a una minaccia che fino a poco tempo fa sembrava riservata alle aree di frontiera.