Sempre più in profondità nel continente e ancora una volta con le raffinerie nel mirino. Così l’esercito ucraino continua a colpire la Russia. Dopo i droni che tra il 21 e il 22 giugno hanno colpito l’impianto di Tjumén, nel cuore della Siberia, nella notte “le unità delle Forze di Difesa hanno colpito la raffineria di Poltava nella regione di Krasnodar. La distanza dall’obiettivo è di circa 300 km dalla linea del fronte. Al mattino, l’Sbu (i servizi di sicurezza, ndr)ha colpito due raffinerie a Ufa a 1500 chilometri dalla linea del fronte. Stiamo attuando il piano delle nostre sanzioni a lungo raggio“, ha annunciato social il presidente Volodymyr Zelensky invitando “i russi a pensare a una vera diplomazia, invece di cercare di ingannare qualcuno”.
Parallelamente alle operazioni nell’entroterra russo, anche la penisola di Crimea è stata bersaglio di un massiccio attacco combinato. Secondo l’agenzia di stampa ucraina Rbc, il territorio è stato preso di mira da ondate di droni provenienti da molteplici direzioni. L’incursione ha causato forti deflagrazioni nei principali centri abitati e diffusi blackout. Gli obiettivi strategici dell’operazione sono state le centrali termiche di Tavricheskaya e Balaklava, il cui danneggiamento ha provocato una grave interruzione dell’erogazione elettrica su scala regionale, lasciando l’intera città di Yalta al buio per diverse ore. Serghei Aksyonov, capo della regione annessa dalla Federazione Russa, ha riferito della morte di due civili, tra cui un bambino, e il ferimento di altre due persone. Le zone colpite dai raid descritti da Aksyonov comprendono il villaggio di Denisovka, situato nel distretto di Simferopoli, e l’area amministrativa del distretto di Krasnogvardeiskoye.










