Gabriele Bianchi ha depositato una denuncia contro il carcere di Rebibbia, sostenendo di essere vittima di ingiustizie: “Mi hanno tolto la cella singola, vogliono levarmi anche il lavoro da pizzaiolo”.

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Gabriele Bianchi, uno dei due fratelli di Artena condannati per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, accusa il carcere di Rebibbia dove è recluso ormai da alcuni anni. Il detenuto ha presentato una denuncia presso l'ufficio del comando del carcere romano. Bianchi, nel testo che Fanpage ha potuto visionare, punta il dito contro due persone specifiche che operano all'interno del penitenziario. "Subisco una serie di comportamenti e di dichiarazioni immotivate ma chiaramente offensive e finalizzate a peggiorare la mia condizione di persona detenuta e l'esito del mio iter processuale", scrive nella denuncia Gabriele Bianchi.

Nella denuncia fa riferimento anche all'informativa che il Dap ha inviato alla Corte d'appello considerandolo "un soggetto pericoloso e di ritenere che sia in sodalizio criminale per sopraffazioni ai danni delle altre persone". Per Gabriele Bianchi però questa informativa non avrebbe nessuna prova a suo sostegno e lo ha affermato anche durante le sue ultime dichiarazioni spontanee prima del verdetto di ergastolo. "Non sono più il ragazzo che ha varcato le porte del carcere. Nonostante le pressioni ricevute mi sono sempre comportato bene e mantengo buoni rapporti sia con gli altri detenuti che con il personale penitenziario. Escludo di aver tenuto condotte aggressive". Per i giudici invece il documento del Dap aveva riscontri validi e per questo hanno deciso di acquisirlo dopo una breve camera di consiglio. Un elemento che è stato valutato quindi dai giudici per emettere la sentenza di ergastolo e probabilmente anche per delineare la personalità dell'imputato nelle successive motivazioni. La compagna di Bianchi: "Non riesce a proseguire il percorso carcerario" A raccogliere la denuncia è stata Silvia Ladaga, compagna di Gabriele e madre di suo figlio che ora ha sei anni. "Gabriele sta pagando e scontando la sua pena ma non riesce a continuare il suo percorso carcerario come dovrebbe – spiega – Chi lavora in carcere ha un pregiudizio nei suo confronti e cercano di istigarlo per farlo sbagliare, mentre ha un ottimo rapporto con gli altri detenuti".