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Lo scorso marzo, durante l’intervista di Giorgia Meloni a Pulp, il podcast di Fedez e Mr. Marra, in tanti rimasero colpiti da un curioso fuori onda: quello in cui la presidente del Consiglio, contrariata per un’interruzione, si rivolgeva in modo un po’ infastidito a un certo Filippo, col suo consueto intercalare romanesco. «Ho capito, Filì, famme finì però». Ce l’aveva con Filippo Attili, il suo fotografo e videomaker di fiducia, che non accettava di far proseguire l’intervista con un microfono in mezzo all’inquadratura.
Attili però era stato anche il fotografo e videomaker di fiducia di Mario Draghi, e di Giuseppe Conte; e anche di Paolo Gentiloni e di Matteo Renzi; e prima ancora di Enrico Letta e di Mario Monti. Tutti i presidenti del Consiglio degli ultimi 15 anni. Di lui si sa poco o nulla, nonostante abbia accompagnato da molto vicino i capi di governo dal 2011 in poi: non lo si vede praticamente mai sui giornali o in tv, e in quindici anni è stato coinvolto due o tre volte appena in polemiche estemporanee, sempre finite nel nulla.
È stato lui a scattare alcune delle foto più rappresentative dei vari leader politici: sia durante impegni ufficiali, sia in circostanze più riservate. Ed è lui l’autore della fotografia che ritrae Meloni e Donald Trump su un divanetto durante i lavori del G7 a Évian, in Francia, la scorsa settimana: cioè la foto da cui è scaturito il plateale scontro diplomatico tra Trump e Meloni.











