«La vera “esuberanza irrazionale” la nutriva verso il jazz, il tennis, il baseball e la squadra di football Washington Commanders», ha trovato la forza di scherzare Andrea Mitchell, capo dell’ufficio di corrispondenza di Washington della rete televisiva Nbc, annunciando ieri mattina la scomparsa di Alan Greenspan, suo marito da 29 anni (seconde nozze per lui, prime per lei). «Condividere tanti anni con lui ha rappresentato l’essenza e la gioia della mia vita», ha aggiunto subito dopo una delle giornaliste più prestigiose d’America. Greenspan, presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006 e dopo di allora ascoltatissimo analista finanziario, aveva compiuto 100 anni il 6 marzo 2026. Da tempo era malato di Parkinson. “Esuberanza irrazionale" era la sua frase più famosa, e non mancava di pronunciarla quando s‘intravvedevano sui mercati i prodromi di qualche bolla speculativa, che lui, PhD in economia alla New York University, si sforzava di arginare manovrando con ineguagliata sagacia su tassi d’interesse e masse amministrate. È stato così che è riuscito a guidare l’economia americana nel periodo più lungo nel dopoguerra di crescita ininterrotta, dal 1991 al 2001. E anche quando tutto s’infranse nello spaventoso attentato al World Trade Center dell’11 settembre 2001, riuscì a tenere sotto controllo la situazione, al punto che l’economia americana ha conosciuto solo una brevissima recessione, superata già nei primi mesi del 2002. Greenspan, nominato inizialmente da Ronald Reagan, è stato confermato presidente della Fed per cinque volte, altro record assoluto, con presidenti sia repubblicani che democratici. Già in precedenza si era “affacciato” sul mondo della politica con consulenze a Richard Nixon e Gerald Ford. Ma il rapporto probabilmente più empatico lo condivise con Bill Clinton, col quale condivideva una forma mista di “laissez faire” e di rigidità in termini economici che fu alla base dell’espansione di quegli anni (Clinton fu presidente dal 1993 al 2001), della deregulation, della globalizzazione vincente, delle aperture alla Cina, della collaborazione leale fra Usa e resto dell’occidente. Non solo la crisi dell’11 settembre attraversò l’America in quegli anni: Greenspan era stato nominato alla Fed da pochi mesi quando il 19 ottobre 1987, il “black monday” per i mercati finanziari, l’indice Dow Jones più giù del 22,6%, ancora oggi la maggior perdita percentuale in un solo giorno della storia, ed effetti in tutto il pianeta. Sotto il coordinamento di Greenspan, che inondò i mercati non solo americani, di liquidità, gli effetti furono comunque contenuti. Nel 2000 ci fu poi la crisi della dot.com, che lasciò il segno però soprattutto sui mercati finanziari. Si può dire che le critiche maggiori su Greenspan si abbatterono dopo che aveva lasciato la Fed, nel 2006. L’anno dopo, il 2007, cominciò infatti la crisi dei mutui subprime, che la Financial Crisis Inquiry Commission del Congresso in parte attribuì alla politica di tassi eccessivamente bassi seguita da Greenspan. Ma neanche questa macchia offuscò il prestigio e il fascino di quello che Bob Woodward aveva definito “il maestro”.
Addio ad Alan Greenspan, l'economista dell'esuberanza irrazionale
Presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006 e dopo di allora ascoltatissimo analista finanziario, aveva compiuto 100 anni il 6 marzo scorso










