di

Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Per quasi vent’anni guidò la banca centrale Usa. Celebrato per decenni come un genio indiscusso, fu poi criticato per aver chiuso un occhio sulle bolle speculative portarono alla Grande Recessione del 2008

Per quasi vent'anni, quando Alan Greenspan parlava, i mercati si fermavano ad ascoltare. Gli investitori soppesavano ogni parola, gli economisti cercavano significati nascosti nelle sue frasi spesso tortuose, i governi osservavano le sue decisioni come si osservano quelle di un capo di Stato. Non era un presidente né un ministro. Eppure, tra la fine del Novecento e l'inizio del nuovo secolo, pochi uomini esercitarono un'influenza paragonabile alla sua sull'economia mondiale.

Greenspan, storico presidente della Federal Reserve, è morto il 22 giugno all'età di 100 anni. Con lui scompare una delle figure più influenti e discusse della finanza contemporanea: l'uomo che contribuì a guidare gli Stati Uniti attraverso una lunga stagione di crescita e stabilità economica, ma che negli anni successivi venne accusato di avere sottovalutato i rischi che avrebbero portato alla grande crisi finanziaria del 2008. La sua parabola è una delle più affascinanti della storia economica moderna. Per anni fu considerato una sorta di oracolo della finanza globale. Poi, quando il sistema che aveva contribuito a costruire entrò in crisi, divenne uno dei principali imputati.