“Mattone dopo mattone”: così, dopo l’insediamento al numero 10 di Downing Street, il primo ministro laburista Keir Starmer annunciava di voler ricostruire la Gran Bretagna dopo 14 anni di Tory al potere. Era il luglio del 2024.

Siamo a giugno 2026 e i mattoni gli sono crollati addosso tutti. Ma non è stata una valanga improvvisa quanto uno stillicidio di errori, sfortune e meschinità cominciato quasi subito. Nonostante l’atmosfera di solidità e lucidità che inizialmente emanava dalla sua figura di giurista autorevole – è stato Procuratore generale del Regno Unito – e di attivista di sinistra con profonde radici politiche e familiari nella working class.

Il mago della sua campagna elettorale, e prima ancora della sua scalata ai vertici del partito, è Morgan McSweeney, pragmatico fino al cinismo. Ma una volta al governo la sua comunicazioni perde colpi da subito. La strategia di mettere crudamente i britannici davanti al disastro contabile lasciato dai Tory, per prepararli a cure drastiche e amare, non funziona. Anzi: il Financial Times parla di “discesa nel miserabilismo”, il Guardian prova a mettere in guardia il primo ministro: tutto quel pessimismo può diventare “una profezia che si autoavvera”. Ben 50 deputati laburisti si ribellano al taglio da 300 euro ai sussidi per il riscaldamento degli anziani.