Per questo SUQSU è, per definizione, un perfetto Fuori Posto. Non perché serve cous cous sui Navigli, ma perché prova a fare una cosa che a Milano succede ancora troppo poco, creare uno spazio dove il cibo smette di rappresentare un paese e comincia a rappresentare le persone che lo condividono. Il nome lo racconta bene, SUQSU nasce dall'unione di due parole, Suq, i mercati del Nord Africa dove convivono spezie, lampade, tessuti, ceramiche, profumi e persone, e Kseksu, il nome berbero del cous cous. Entro pensando di mangiare. Dopo cinque minuti sto osservando una collezione di ceramiche tunisine realizzate da artigiane che custodiscono una tecnica antichissima. Dopo dieci minuti mi spiegano che posso comprare perfino la sedia su cui sono seduta. Oppure le lampade, i tavolini, gli abiti e buona parte degli oggetti che arredano il locale. Ogni mese passano artisti, designer, musicisti, workshop, brunch e presentazioni. Esattamente come in un suq, entri per una cosa e ne scopri molte altre. Io, nel frattempo, mi ero quasi dimenticata di essere venuta per il cous cous.