“In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani.” Lo scriveva Karl Marx. E non è solo una lettura storica, ma una chiave etica: chi ha conosciuto la privazione sa riconoscere la libertà e chi ha subito l’oppressione impara ad accogliere.

Federico e Gabriella (ph. Giuseppe Bornò)

Il progetto

A Ragusa Ibla, questo principio prende forma concreta a I Banchi, l’outlet di “cucina educata” nato da una visione di Ciccio Sultano e guidato sul campo da Gabriella Cicero, che in questo progetto ha scommesso in prima persona partendo da un’idea di inclusione sociale. Dare lavoro a chi scappa da guerre, fame e povertà estrema per costruire molto più di una brigata: una comunità. Da più di due anni, in cucina e in sala lavorano insieme persone provenienti dal Sud America, dall’Africa, dall’Asia, che hanno trasformato la diversità in risorsa e il lavoro in linguaggio comune, un meltin’pot tipico della Sicilia. “La cucina ha per suo intrinseco potere la capacità di avvicinare – spiega Gabriella Cicero – è una forma di comunicazione primaria. Riesce sempre a creare una possibile, ragionevole, intima connessione.” Questa non è l’ennesima storia di falso buonismo, ma un esempio concreto di come il lavoro possa ridare dignità a chi l’ha persa per la sola ragione di essere nato dalla parte sbagliata del mondo. “Capire il senso profondo della cucina, la sua alta morale – continua la Cicero – significa lasciarsi coinvolgere in un processo di crescita, in cui responsabilità e dignità sono facce della stessa medaglia”.