I vice Tajani e Salvini abbassano i toni: "Andiamo avanti". Il ruolo dei diplomatici

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Donald Trump torna ad attaccare Giorgia Meloni nonostante la volontà della premier italiana di chiudere la diatriba con il presidente americano. Il tycoon è intervenuto con un nuovo post sul suo social Truth nella serata italiana di ieri scrivendo: "Dopo aver speso miliardi di dollari per la Nato, l'Italia e il suo premier non sembrano nemmeno disposti a prendere parte all'azione contro l'Iran e la sua seria minaccia nucleare. Da decenni li difendiamo, ma quando arriva il momento di difendere noi e il resto del mondo, non ci sono. Non va bene". Poi, in tarda serata, si è sfogato con Tgcom24: "Sono deluso da tutti i leader Nato, non so se ritirami dall'Alleanza atlantica".Eppure la linea nel governo italiano è chiara: abbassare i toni e lavorare per ricucire, non a caso ieri sono intervenuti con parole di distensione i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (foto). "Mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione e si torni a lavorare insieme" ha affermato Salvini aggiungendo: "C'è sempre una via d'uscita. A me interessa avere ottimi rapporti con la più grande democrazia del mondo, a prescindere da chi la governa in questo momento".Secondo il Ministro degli Esteri Tajani invece "i rapporti con gli Stati Uniti sono solidi, continuiamo a lavorare con loro. Sono rapporti che durano da secoli, siamo amici degli americani, i dossier aperti continueranno ad andare avanti".Tajani ha poi precisato: "Sono state incomprensibili le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti nei confronti del presidente del consiglio Meloni, però con il buon senso e la voglia di continuare a rinforzare le relazioni all'interno dell'Occidente, siamo convinti sostenitori dell'unità dell'Occidente, con grande senso di responsabilità, l'Italia continuerà a sostenere questa azione per far sì che Italia e Usa possano continuare a collaborare".Dall'inizio della crisi con Washington è iniziato il lavoro degli sherpa per ricucire una frattura che non fa bene né agli Stati Uniti né all'Italia come è ben consapevole il governo. I dossier in comune tra le due nazioni sono infatti troppo numerosi e legati anche a settori strategici per poter immaginare una frattura strutturale. Non solo gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali partner commerciali per le imprese italiane con un export cresciuto negli ultimi anni ma, dalla difesa alla tecnologia passando per l'intelligenza artificiale e l'energia, gli ambiti di cooperazione sono numerosi.Proprio per questo si è immediatamente attivato un doppio canale per favorire il disgelo, da un lato quello diplomatico ufficiale e istituzionale, dall'altro uno informale grazie ad alcune fondazioni e think tank che lavorano da pontieri. Se i contatti tra le rispettive ambasciate sono frenetici in queste ore, si sono attivati anche esponenti di importanti realtà come l'Heritage Foundation o la Niaf (National Italian American Foundation) per favorire il dialogo tra Roma e Washington.