C'è un rumore che non si spegne mai. È un ronzio basso, costante, che esce dai tetti di capannoni anonimi piantati nella campagna, dietro un casello autostradale, ai margini di una città che dorme. Dentro a quei data center, migliaia di processori lavorano in fila, allineati come operai di una catena di montaggio che non conosce turni né riposo. Ogni volta che chiediamo qualcosa a un assistente artificiale, da qualche parte uno di quei capannoni si accende un po' di più. E consuma.

Per anni ci hanno raccontato che il digitale fosse leggero. La nuvola, il cloud, parole soffici che evocano qualcosa di immateriale, sospeso, pulito. Ma la nuvola pesa. Pesa in megawatt, in litri d'acqua, in ettari di terreno. E adesso che l'Europa ha deciso di non restare indietro nella corsa all'intelligenza artificiale, quel peso sta diventando visibile a tutti.

Bruxelles ha messo nero su bianco la propria ambizione: triplicare la potenza di calcolo del continente. Il nuovo Cloud and AI Development Act punta a moltiplicare la capacità dei data center europei nell'arco di pochi anni, semplificando autorizzazioni e attirando investimenti per colmare il distacco dagli Stati Uniti. Oggi in Europa ci sono circa tremila data center, con una capacità che lo scorso anno era di 12 gigawatt e che potrebbe salire a 28 gigawatt entro il 2030, per poi triplicare di qui al 2035.