Come sosteneva con i suoi giovani colleghi Dr. House, mai credere ai pazienti, perché mentono sempre. Anche quando non è necessario, quasi per principio. Mai fidarsi delle informazioni che danno al medico, perché tra il dire di mangiare poco, senza fritti e grassi, e il non toccare sigaretta da mesi corre un abisso di verità. Le risposte, insomma, vanno prese con le pinze, sempre. Per non essere indirizzati su strade che portano a diagnosi sbagliate. Mentire al medico sembrerebbe una contraddizione inammissibile. Eppure, a leggere il recente sondaggio di Doctolib, azienda di tecnologia sanitaria, si scopre che, quando gli assistiti entrano in ambulatorio, vanno in soggezione: è, forse, timidezza o pudore. E così prima tentennano, poi mentono. A certificarlo sono stati i 312 specializzandi tedeschi secondo cui il 31 per cento dei propri pazienti non riferisce tutto.
Lo studio
Ma, che sia medico di famiglia o specialista, porre domande è imprescindibile, sia per l’anamnesi, che ricostruisce la storia clinica, sia per inquadrare la condizione patologica. Fuma? Cosa mangia? Quante volte al giorno si muove? Quanto pesa? Non sono domande peregrine, ma elementi di valutazione che, insieme con esami e consulenze, contribuiscono a formulare la diagnosi. Uno studio, stavolta condotto su un campione di pazienti, conferma il precedente sui medici. E proprio lo stesso 31 per cento di tedeschi confessa di aver omesso, almeno una volta, informazioni importanti sulla propria salute. Tra i pazienti più giovani, la percentuale salirebbe addirittura a uno su due, con l’aggravante della consapevolezza di un comportamento rischioso per la loro salute.








