Nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, i cambiamenti del linguaggio intervenuti nel tempo riflettono i cambiamenti all’interno del Servizio stesso. Questa è l’ipotesi sviluppata da Marco Geddes da Filicaia, medico epidemiologo che è stato direttore dell‘Istituto Nazionale dei Tumori di Genova e del Presidio Ospedaliero di Firenze.

Marco Geddes da Filicaia, La salute? È una parola. Strumenti e divagazioni per capire la crisi del welfare. Il Pensiero Scientifico Editore, 2026 – pp. 180, € 18,00

Quali obiettivi per quale sistema sanitario

La scelta del linguaggio, commenta l’autore, deriva dagli obiettivi che si danno al servizio sanitario e il cambiamento dei termini implica un cambiamento di status, di relazione con la istituzione, crea dipendenza, modifica aspettative e diritti. D’altra parte nel linguaggio il significato dei termini cambia a seconda del contesto in cui vengono usati, e questo plasma quasi insensibilmente la mente di chi ascolta. Se per esempio si assume che il Servizio Sanitario Nazionale debba rispondere in modo equo a migliorare lo stato di salute delle persone, non può considerare queste semplicemente clienti; perché, denominandole così, le invita a comportarsi da clienti. L’autore descrive quindi il linguaggio ospedaliero in uso come strumento di omologazione: del sentire comune, di orientamento delle coscienze, di trasmissione di convinzioni e atteggiamenti mentali, suggeriti con lo scopo di farli assumere inconsapevolmente agli altri.