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Ultimo aggiornamento: 12:26
di Fiore Isabella
Nei giorni scorsi, nel mio ospedale a Lamezia Terme – ma la cosa non è di sua esclusiva attitudine linguistica – mi sono imbattuto nell’espressione “front office” ricadente negli innumerevoli inglesismi (handover, briefing, setting, round medico, bedmanager, visual hospital, day, week surgery, discharge room, check list, audit, chronic care model, fast track) che hanno invaso la patria di Dante Alighieri e poi di Alessandro Manzoni che si limitava a parlare di risciacquo in Arno dei poveri cenci. Ma oggi non si tratta di un adeguamento semantico dei Promessi Sposi a beneficio delle persone colte ma di rendere comprensivo un linguaggio che ha a che fare con un settore della vita dei cittadini (la salute) ai quali l’assenza di chiarezza e disponibilità comunicativa porta solo danno e non certo giovamento.
Il termine “front office”, proferito nel centro unico di prenotazione dell’Ospedale di Lamezia con perentoria solennità per significare che quell’ufficio non è abilitato a ricevere comunicazioni telefoniche dall’utenza, mi ha indotto a porre all’ufficio un interrogativo banalmente elementare. “Per prenotare una visita di controllo nefrologico a chi bisogna rivolgersi?”. La risposta è stata perentoria come una sentenza inappellabile della Suprema Corte di Cassazione: “Spetta al reparto di Nefrologia”.








