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Ultimo aggiornamento: 11:42

“Di questi monitor non si capisce un c….”. I display sono quelli del pronto soccorso di Lodi. Le parole quelle dell’infermiera al triage alla quale ho chiesto informazioni per comprendere quanti fossero i pazienti in attesa in codice verde. Quando nei giorni scorsi mi è capitato di dover accompagnare un senzatetto al PS, al mio arrivo alle 12,38 il monitor segnalava tre pazienti in attesa con codice azzurro e quattro verdi, più altri due non ben identificati. Stessi numeri per le persone in trattamento.

La questione è che dopo circa un’ora nulla era cambiato. E qui sta il primo problema. Se i monitor dei pronto soccorso (e non è la prima volta che mi capita) non funzionano chi attende il suo turno – in una situazione di disagio – si irrita, si spazientisce. Ma perché nemmeno l’infermiera che mi dice di non capirne nulla interviene?

A pagarne le spese, infatti, è lei stessa che si ritrova pazienti che ogni cinque minuti le chiedono quanto debbano attendere. A Lodi, poi, il triage è una sorta di sportello delle poste dove tutti ascoltano i malanni degli altri che poi – pur avendo un codice (45-55) – vengono chiamati per cognome quando devono effettuare la visita. Certo, c’è una striscia rossa da non superare, ma l’infermiera per poter farsi sentire (soprattutto da certe persone anziane) deve alzare il tono, così da rendere pubblica la vita di tutti. Alla faccia della privacy!