Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

17 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 13:26

Non è vero che quanto accaduto al San Raffaele di Milano tra il 5/7 dicembre – infermieri del tutto disorientati che non sanno dove si trovino i farmaci, privi delle competenze indispensabili per lavorare nei reparti più delicati, un farmaco che sarebbe stato somministrato con una dose dieci volte maggiore di quella prescritta… – rappresenti una situazione imprevedibile ed eccezionale. Quello che è avvenuto è in totale continuità con la deriva di un servizio sanitario regionale che ha al suo interno una fortissima presenza di strutture private il cui obiettivo è la massimizzazione del profitto. In un contesto nel quale le istituzioni pubbliche, regione e ATS/ASST, hanno da tempo rinunciato ad esercitare la loro funzione di controllo verso ospedali e ambulatori privati convenzionati, il cui bilancio difficilmente starebbe in piedi senza i fiumi di soldi che arrivano ogni anno dalle casse pubbliche.

La presenza delle cooperative nelle strutture sanitarie non è una novità; vari ospedali hanno iniziato prima ad esternalizzare i servizi, dalle pulizie alla ristorazione, e sono passati quindi ad esternalizzare parte dell’assistenza sanitaria a cooperative che si aggiudicano il servizio al massimo ribasso. Pratica questa che ha ovvie conseguenze sulle condizioni di lavoro del personale, spesso scelto senza che da parte delle direzioni degli ospedali e della regione vi sia una verifica dell’adeguatezza dei percorsi formativi in relazione alla mansione da svolgere.