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Ultimo aggiornamento: 8:00
A Torino e in Piemonte anche i giornali si sono accorti del disastro della sanità piemontese, delle inchieste giudiziarie che svelano ciò che in tanti potevano vedere anche prima. Gli scandali stanno diventando una valanga che nessuno riesce più ad arrestare e che finirà per travolgere anche un’opposizione inconsistente. Prima di aggiungere altra carne al fuoco (lo farò nella seconda parte di questo post) voglio riassumere i termini del disastro, perché non è una questione locale.
Alla Città della Salute di Torino (Molinette) si susseguono delibere di scorporo di parti del complesso ospedaliero che sembrano più destinate a costruire carriere che a razionalizzare e migliorare il servizio sanitario. Dopo aver passato vent’anni ad accorpare servizi e strutture ospedaliere, con due pagine mal scritte se ne minano le fondamenta senza indicare costi e carichi, solo lauti incarichi.
Il commissario straordinario Schael è stato defenestrato ad agosto perché “si rifiutava di firmare il bilancio 2024 senza verifica”, il successore Tranchida l’ha subito fatto con la penna fortunata dell’assessore… per essere smentito una settimana dopo dagli atti che accompagnano i rinvii a giudizio di 16 dirigenti degli ultimi 10 anni. Le carte di questa maxi-inchiesta rivelano un quadro a dir poco spaventoso della gestione delle Molinette, mentre l’Università se ne sta zitta, come se non fosse anche affar suo. Storie di delibere adottate e non applicate, di intramoenia allegra che nel 2024 è costata all’Azienda 402.633,32 euro più dei ricavi, con contributi dovuti ma mai chiesti ai medici e da questi mai corrisposti.






