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Ultimo aggiornamento: 16:24
Ci risiamo. In due giorni due scandali enormi nella sanità a distanza di 600 chilometri. Un comune denominatore: la mancanza di controlli adeguati sulle prestazioni sanitarie, pubbliche e private. Un sistema senza fine in cui il paziente non è l’unico beffato, per l’assistenza medica confusa con il guadagno, ma anche il Sistema Sanitario Nazionale viene utilizzato per “deviare” verso il privato ed il cittadino, se paziente, ci casca due volte nella stessa falla.
Partiamo da Milano e dal fiore all’occhiello del gruppo San Donato, il privato accreditato più grande ed influente d’Italia con capitali anche arabi. Al San Raffaele è stata usata una cooperativa di infermieri al terzo piano nella zona della medicina di cure intensive senza esperienza clinica con conseguenti elevati rischi per il paziente. La scelta è stata del nuovo, ma già allontanato, amministratore delegato posto solo a maggio ai vertici della struttura. Come si può far scegliere professioni mediche ad una persona che conosce, forse, solo ruoli amministrativi e di guadagno per l’azienda?
Ora parliamo di Roma e di un caso forse ancora peggiore. Un primario di un ospedale pubblico è stato arrestato in flagranza di reato mentre riceve da un imprenditore 3.000 euro in contanti ma gliene vengono contestati 700.000 fra soldi, auto di lusso, affitti, vacanze da sogno e contratti di lavoro per la sua compagna, medico specializzanda.






