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Ultimo aggiornamento: 8:00

di Fabiano Amati*

Reificazione, si dice in italiano buono: è una parola somigliante a una magia linguistica di grande utilità pubblica. Funziona così: prendi una decisione umana, una responsabilità precisa, un nome e un cognome, mettila al riparo in un frullatore di linguaggio istituzionale, premi il pulsante “astrazione” e ne esce una cosa. E a una cosa – che non decide, non firma, non risponde, ma che accade e basta – sei così pazzo da volere addebitare una colpa?

È un trucco antico ma sempre attuale. Se qualcosa va storto, non è perché qualcuno ha sbagliato, ma perché il sistema è complesso. Se una scelta manca, non è perché nessuno l’ha fatta, ma perché mancano le condizioni. È la versione adulta e più sofisticata della frase “si è rotto”, detta guardando il vaso già in mille pezzi. Si è rotto. Ma chi si è rotto? Il vaso, ovvio: che colpa vuoi che ne abbia chi l’ha rotto?