Comunicare la salute non significa solo trasmettere dati o prescrivere comportamenti, ma rendere la salute un obiettivo comune, costruendo contesti, fiducia e condizioni concrete perché vivere meglio sia davvero possibile.

Alla radice delle parole comune, comunità e comunicazione, infatti, c’è la stessa idea: il communis, ciò che è condiviso, che riguarda più persone, che non appartiene a uno solo. Da qui nasce communitas, la comunità come spazio della comunanza; e da qui nasce anche communicare, cioè rendere comune, mettere altri a parte di qualcosa. Non è una semplice curiosità etimologica: è una lezione politica. E forse proprio da qui dovremmo ripartire quando parliamo di salute. Perché negli anni abbiamo spesso confuso la comunicazione pubblica con la trasmissione di istruzioni. Abbiamo pensato che bastasse dire alle persone cosa fare: camminare di più, mangiare meglio, fumare meno, dormire di più, curare le relazioni, chiedere aiuto quando la salute mentale vacilla. Tutto vero, spesso fondato su evidenze solide. Ma non basta.

Abbiamo peccato di illuminismo sanitario: la convinzione che bastasse avere ragione per essere ascoltati. Non solo in ambito sanitario, del resto. Abbiamo creduto che dati, grafici, linee guida e raccomandazioni fossero sufficienti a orientare i comportamenti. È il limite del cosiddetto “modello del deficit”: l’idea che il problema sia l’ignoranza del pubblico e che basti colmarla con informazioni corrette, mentre il rapporto tra conoscenza, fiducia e comportamenti è molto più complesso (Simis et al., Public Understanding of Science, 2016). La scienza è indispensabile, ma la vita delle persone non cambia solo perché qualcuno dimostra loro che dovrebbero vivere diversamente. Si può sapere che camminare fa bene e vivere in un quartiere dove camminare è difficile. Si può sapere che bisognerebbe mangiare meglio e non avere tempo o reddito sufficienti. Si può sapere che la solitudine fa male e non trovare luoghi in cui ricostruire relazioni. Tra il sapere e il fare c’è sempre un contesto: sociale, economico, urbano, culturale.