HomePoliticaCosì la premier ha incassato nuovi consensiCanè Alla fine, resterà la pausa di uno spartito di cui non cambia la melodia? Molto probabile. Trump contro Meloni è...La premier Giorgia Meloni al raduno degli alpini del TrivenetoRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 22 giugno 2026 – Alla fine, resterà la pausa di uno spartito di cui non cambia la melodia? Molto probabile. Trump contro Meloni è un episodio inedito, sgradevole, un calcio a freddo. Ma se la storia ha un senso, è molto probabile che resti l’eccezione rispetto alla regola che vede Italia e Stati Uniti alleati, dalla stessa parte della barricata geopolitica.

Come dire: i presidenti cambiano, i Paesi restano. Vale per tutti. Per la Russia oligarchica che guida lo stesso schieramento dell’Urss, come per la Cina, prima solo comunista, ora anche iper capitalista, ma sempre antagonista dell’Occidente liberal-democratico. Vale per America e Italia. Di premier nostrani che abbiano maltrattato i leader della Casa Bianca non si ha memoria. E viceversa.

Di recente, visto da sinistra, Conte per Trump era l’amico Giuseppi, come Meloni, vista da destra, era "uno dei più grandi leader mondiali". Ed è inutile ripetere che stiamo assieme nella Nato, che aver delegato agli Usa la nostra difesa ha permesso di investire (bene) in welfare, che abbiamo perso la guerra e loro l’hanno vinta, ma non hanno fatto pagare i danni, e ci hanno rimesso in piedi con il piano Marshall.