ROMA Su una cosa a Palazzo Chigi son tutti d'accordo: prima o poi doveva accadere. E le parole scelte da Giorgia Meloni per condannare l'attacco di Donald Trump al Pontefice hanno scatenato la tempesta perfetta, con "wonderful Giorgia" retrocessa dal tycoon a delusione personale, bacchettata per la sua mancanza di coraggio. Una sorta di Ponzio Pilato che non vuol dare una mano sulla guerra è l'affondo più duro, punge la premier di ritorno dal Vinitaly, sul volo di Stato che la sta riportando a Roma.

Qualche ora prima, in un punto stampa improvvisato tra uno stand e l'altro - tra bicchieri e bottiglie finiti in frantumi nella ressa di cameraman e fotografi - la presidente del Consiglio era tornata a condannare l'attacco a Leone XIV, ribadendo, stavolta a favore di telecamere, come le parole di Trump fossero «inaccettabili». «Dico di più - aggiunge rincarando la dose rispetto al giorno prima - io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo», scandisce, rivendicando di essere stata probabilmente la più dura e ferma nei confronti del leader Usa: «Questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza». Il fallo di reazione di Trump è pressoché scontato e non si fa attendere. Raggiunge la premier in auto, a una manciata di chilometri dall'aeroporto di Verona.