di
Giuseppe Nicolò*
Da alcuni mesi l'Italia è tornata a dotarsi di uno strumento strategico che offre una visione organica dell’assistenza psichiatrica e psicologica: il Piano di azioni nazionale sulla salute mentale
Per troppo tempo la salute mentale è rimasta ai margini del dibattito pubblico, schiacciata tra emergenze sanitarie, carenza di risorse e disuguaglianze territoriali. Oggi qualcosa sta cambiando. La pandemia ha rappresentato uno spartiacque: l’isolamento sociale, la perdita delle relazioni, l’incertezza e la fragilità diffusa hanno lasciato segni profondi, soprattutto tra i più giovani. I numeri registrati negli anni successivi hanno evidenziato un incremento del disagio psicologico, dei comportamenti autolesivi, dei tentativi di suicidio e delle situazioni di ritiro sociale. Ora è chiaro che la salute mentale è una componente essenziale della salute delle persone e richiede servizi preparati, accessibili e vicini ai cittadini.
A fine 2025 il Paese è tornato a dotarsi di uno strumento strategico che offre una visione organica dell’assistenza psichiatrica e psicologica: Il Piano di azioni nazionale sulla salute mentale (Pansm), voluto dal ministro Schillaci e messo a terra grazie al supporto del tavolo tecnico della salute mentale coordinato dal professor Alberto Siracusano. Il Piano non guarda solo alla gestione della malattia, ma punta sulla prevenzione, sull’intercettazione precoce del disagio e sulla costruzione di percorsi di cura integrati. Una scelta che riflette l’evoluzione dei bisogni: l’età di insorgenza di molti disturbi si è progressivamente abbassata.








