Due anni di lavori e una mole di “cervelli” impegnati a supportare i dodici componenti del tavolo tecnico istituito dal ministro della Salute Schillaci sotto il coordinamento dello psichiatra Alberto Siracusano, ora anche neo presidente del Consiglio superiore di sanità: è uno schieramento massiccio quello orchestrato per dare risposte alla salute mentale che se ne va. Una delle grandi emergenze soprattutto dopo l’emergenza Covid: nel mondo e così in Italia, dove “i fattori di rischio si vanno estendendo rapidamente e in maniera incontrollabile”, con un allarme che riguarda “particolarmente i giovani” e “in generale l’influenza sulla qualità dei legami e delle relazioni sociali di tutta la popolazione, con il verificarsi di un grande impoverimento emotivo-affettivo”.

Praterie di disagio

Così si legge nel Piano di azione nazionale per la Salute mentale (Pansm) 2025-2030 - poco meno di 100 pagine articolate in sei capitoli - che arriva a ben tredici anni di distanza dal precedente e soprattutto, come premesso, dopo la pandemia che ha stravolto l’approccio all’esistere. Accompagnandosi ad altre emergenze: dalla grande diffusione delle nuove sostanze psicoattive all’utilizzo patologico del web e dei social. Anche questi, per lo più appannaggio (ma non solo) della popolazione giovanile. Urgenze a cui si somma - insieme a quelle più “consuete” come le grandi patologie psichiatriche che richiedono livelli di intervento altamente specialistici - la pandemia di solitudine che attanaglia trasversalmente tutte le fasi della vita ma che si acuisce nelle fasce più fragili: di nuovo i giovani affetti da “loneliness” così come gli anziani. Che di solitudine ammalano e anche muoiono.