“Curare la persona e non il singolo disturbo, in setting diversificati che avranno come principale riferimento il Dipartimento di salute mentale, dotato di adeguate risorse, in un'ottica di integrazione con il territorio”. Così Alberto Siracusano, professore emerito di Psichiatria all'Università di Roma Tor Vergata, coordinatore del Tavolo salute mentale e da pochi giorni nominato presidente del Consiglio superiore di sanità dal ministro della Salute Orazio Schillaci, inquadra il nuovo Piano sulla salute mentale 2025-2030 che dovrebbe essere approvato in Conferenza unificata a fine luglio.

Quale bilancio tracciare?

Il nostro è un documento-quadro, frutto dopo ben tredici anni dal precedente di uno sforzo di sintesi corale e di superamento dei corporativismi, in cui proponiamo percorsi innovativi. Tra gli altri, quelli sulla transizione da età pediatrica ad adulta, sul sostegno alle madri e alle famiglie nel periodo peripartum, sull'attuazione dei criteri di risk management per la sicurezza di operatori e pazienti, sulla gestione della salute mentale dei detenuti e nelle Rems, su una formazione adeguata nonché sul modello - centrale - di dipartimento integrato.

In effetti il Dsm diventa un polo di riferimento per tutti i disagi