Ci sono storie che restano private per una vita intera. E poi c’è un momento in cui il dolore e la paura si trasformano in qualcosa di diverso: una voce da mettere al servizio degli altri. È quello che è accaduto a Erika Galassi, 47 anni. Nata a Molfetta e cresciuta a Bisceglie fino all’adolescenza, ha lasciato la Puglia a diciassette anni per trasferirsi a Roma, dove sentiva di poter vivere più liberamente il proprio percorso di affermazione di genere. Anni dopo è tornata nella sua città per assistere i genitori anziani.
Oggi ha deciso di raccontarsi pubblicamente perché nessuno, attraversando un percorso simile al suo, debba sentirsi solo.
La svolta arriva nel 2022, dopo una brutale aggressione transfobica che avrebbe potuto costarle la vita. «Sono viva per miracolo» racconta. «All’aggressore sarebbe bastato avere un’arma e io oggi non sarei qui».
Da quel giorno comprende che la sua storia non può più restare confinata nella sfera privata. «Ho deciso di renderla pubblica affinché possa avere un valore sociale».
Eppure il suo viaggio era iniziato molto prima. Il primo ricordo nitido risale all’infanzia. Aveva sei anni e mezzo quando avvertì una sensazione destinata a non abbandonarla più. «Ebbi un flash verso un bambino della mia stessa classe. Ero attratta dall’immagine del maschietto e non di una femminuccia. Ero talmente piccola che non ci feci più caso, ma quel dettaglio mi è rimasto impresso».









