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Entro il 6 luglio dovrà essere convertito in legge il decreto-legge approvato a inizio maggio sul cosiddetto “piano casa”, un insieme di misure volute dal governo per provare a contrastare la crisi abitativa, cioè la crescente difficoltà a mantenere o accedere a una casa per via dell’aumento del costo dei mutui e dei canoni d’affitto. Il piano dovrebbe servire ad aumentare la disponibilità sia degli alloggi popolari sia di quelli destinati a chi ha un reddito troppo alto per le case popolari ma non può permettersi un affitto o un mutuo ai prezzi di mercato, come molti giovani, lavoratori fuori sede e studenti universitari.

Venerdì il governo ha posto sul decreto la questione di fiducia, che presuppone che il testo venga votato dal parlamento senza più essere modificato. La Camera dovrà votare la legge di conversione lunedì, poi la legge passerà al Senato, che avrà due settimane di tempo per approvarla.

Ci si aspettava da tempo che il governo facesse qualcosa sulla questione, un po’ perché è molto sentita per molte persone, un po’ perché era stato lo stesso governo – in particolare nella persona di Matteo Salvini – a fare proclami altisonanti negli scorsi mesi, mentre poi nella legge di bilancio del 2025 non era stato trovato il modo di finanziare nulla. Ora questo decreto prevede di recuperare parte del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato e aumentare il numero di case da affittare o vendere a prezzi calmierati, coinvolgendo anche gli investitori privati.